"...povero me, povero me, povero me,
mi guardo intorno e sono tutti migliori di me,
povero me, povero me, povero me,
guarda che pioggia di acqua e di foglie,
che povero autunno che è...
(Francesco De Gregori - Povero me)".
Si può ugualmente vedere il cielo, con lo sguardo a terra, in un giorno di pioggia. Lo si può catturare per un istante mentre nella sua luce si mostra riflesso in una pozzanghera che si cerca all'improvviso di evitare. Piove a dirotto sulla nostra persona, ma quella immagine non se ne cura e riflette quell'unico umile sprazzo di azzurro, con le sue nuvole che, più o meno velocemente, se ne vanno altrove, a coprire altri cieli.
Si era soliti osservare il cielo nelle sere d'estate. Tutti insieme, con le schiene incollate alla spiaggia di sassi. Si contavano le stelle cadenti e allo scadere del tempo che ci abbassava di sonno le palpebre, qualcuno doveva pagare. Per ogni stella caduta, un pensiero, Io sono...
Io sono gentile ... io sono bella ... io sono sincero .... io sono simpatico ... io sono generosa ... io sono coraggioso .... io sono fedele ... io sono preciso ... io sono paziente ... io sono ...
...Io sono la terza, da sinistra...
Le stelle nel cielo affermavano la nostra esistenza e l'unicità di ciascuno di noi nel grande disegno dell'universo infinito. Quel mondo non avrebbe potuto esistere senza una sola di quelle stelle. Nell'attimo in cui una stella cadeva tutto il disegno cambiava la forma nella ricerca di un nuovo equilibrio.
Allora daccapo! In sospeso, per un attimo, ad aspettare una nuova stella cadente.
Dunque, io sono ... e via così, all'infinito.